Disclaimer: questo articolo non è completo, non è stato revisionato e non viene aggiornato da marzo di quest’anno. Pertanto le informazioni contenute in esso non sono “up-to-date“.

Sentitevi liberi di utilizzare le informazioni presenti in questo articolo per indagare voi stessi o per mero scopo informativo.


Sono anni che mi frulla in testa l’idea di fare questo articolo, ma per certi versi era anche un argomento che non volevo trattare.

MangaSenpai non mi ha mai ispirato fiducia, per cui dall’istante in cui ho saputo della sua esistenza ho cercato di non averci a che fare.

Col tempo è diventato sempre più difficile, perché si sono ritagliati il loro angolino di mercato, ma più ne sentivo parlare e più venivo assalita dai dubbi.

Sarà che sono cinica. Sarà che vivo immersa in quest’ambiente fin dalla nascita. Sarà quel che sarà, ma a quanto pare la mia prima impressione ci aveva visto giusto… anche troppo.


Come detto non sono la persona più indicata per parlare di loro.

Li ho evitati finché non ho dovuto buttar giù la bozza per questo articolo. Non ho praticamente mai aperto il loro sito prima di oggi, e su facebook ho visto giusto ciò che condividevano i miei amici.


Voglio comunque spezzare una lancia in favore di MangaSenpai.

Non ho nulla contro la parte di “pubblicazioni di autori italiani“, per quanto ne so, su quel fronte sono dignitosi.

Trovo che sia un vero peccato che abbiano voluto differenziare il loro catalogo, perché se si fossero limitati a pubblicare autori italiani (trattandoli col dovuto rispetto) non avrei mai dovuto fare questo articolo.

Spero che quella parte sia “linda e pinta” come appare. Se mai dovessero arrivarmi voci del fatto che hanno fregato/maltrattato gli autori che pubblicano vedrò di fare un articolo al riguardo.

Per esser chiari: questo articolo non parlerà dei volumi targati MangaSenpai realizzati da autori italiani… e spero anche di non doverne mai parlare.


Cos’è MangaSenpai?

Una domanda senza una facile risposta, perché l’editore stesso ha fatto di tutto per rendere la cosa complicata.

Sul loro sito dicono di essere una casa editrice nata nel 2013, nata per dare agli autori italiani “JapStyle” la possibilità di pubblicare le loro opere.

Il loro “manifesto” ha una palese vena giappominchia (come direbbero alcuni) e qualche errore di troppo, per una casa editrice.

Si contraddicono da soli con frasi tipo “Esistono i manwa, i manga coreani, i manga thailandesi, quelli indiani, i manga francesi, quelli russi… e, da oggi, anche quelli italiani.”

Sì, hanno scritto male “manhwa“, ma come per le “e” apostrofate chiudiamo un occhio.

Il loro ragionamento non torna perché, se prendi atto del fatto che i fumetti coreani si chiamano con un nome diverso, dopo non puoi appiccicare l’etichetta “manga” su qualsiasi cosa.

Palesemente non sai di cosa stai parlando e, pure peggio, non hai nemmeno la decenza di metterci quello sforzino in più per scrivere una lettera accentata maiuscola.

Che senso ha scaldarsi? Tanto MangaSenpai non esiste 🤣.


Progetto Idea

Non è propriamente un segreto, ma diciamo che si sono dimenticati di dirlo chiaramente.

MangaSenpai è un nome, un logo e nulla più. Dietro a tale logo si “nasconde” Progetto Idea SAS di Francato Fabrizio.

La partita iva che (non) sbandierano sul sito di MangaSenpai è “01834510032“.

Di solito non tirerei in ballo una cosa come la p.iva, ma tale p.iva è associata a più realtà commerciali ed è il nostro più grande alleato per destreggiarci in questo caos.


Secondo quanto scritto sul sito di MangaSenpai la sede è in Via Massimo D’Azeglio, 21 13045 Gattinara (VC).

Secondo il timbro aziendale “PROGETTO IDEA sas di Francato Fabrizio & C.” ha sede in Via Massimo D’Azeglio, 21 13045 Gattinara (NO).

Gattinara è in provincia di Vercelli e per quanto mi è dato sapere, per quanto vicine, per quanto si siano litigate la zona in epoca medievale… Gattinara non è mai stata in provincia di Novara.

L’errore, credo, sia dovuto al fatto che prima la medesima p.iva risultava appartenere a “PROGETTO IDEA S.N.C. DI BELLESI STEFANO E FRANCATO FABRIZIO“.

Suppongo abbiano fatto confusione con la vecchia sede di Progetto Idea (che era effettivamente a Novara) e, quando si sono trasferiti a Gattinara, hanno per sbaglio messo Novara come provincia.

Il timbro aziendale con un errore, vedo che facciamo proprio tutto con cura 😘.


MangaSenpai, come “MangaSenpai S-qualcosa P.iva-qualcosa”, non esiste.

Ironia della sorte, visto che non esiste veramente, un domani qualcuno potrebbe iniziare a spacciarsi per loro, pubblicando volumi con sopra un logo molto simile (se non identico) al loro e nessuno potrebbe dirgli nulla.

Ma quando è nata MangaSenpai?


MangaSenpai

Il sito dice che sono una casa editrice dal 2013 e la pagina facebook conferma questa cosa visto che esiste dall’aprile 2013.

Però, se cercate le loro pubblicazioni tra il 2013 e il 2015, anche se portano il logo “MangaSenpai”, l’editore risulta essere “Bellesi & Francato Publishing”.


Nemmeno la nostra grande amica partita iva può aiutarci molto in questo frangente.

All’agenzia delle entrate quella p.iva risulta attiva dal 2001, ma ricordiamoci che non ha mai riportato il nome “mangasenpai” e recentemente è passata da essere una SNC a essere una SAS.


Ergo MangaSenpai esiste, ma non esiste allo stesso tempo.

Vi starete chiedendo:
com’è possibile che un editore si trovi in questo stato?

Per farla breve: perché ormai in Italia per essere una casa editrice basta una partita iva e i soldi per comprare qualche ISBN, fine.

Secondo alcune stime ci sono circa 3.000 “case editrici” in Italia.

Sotto tale etichetta abbiamo cose tipo: la Giunti, la vicina che fa tutto in casa e la tipografia che ha aggiunto un servizio per racimolare qualche soldo extra.


Sarò un disco incantato: ma non avrei detto niente se MangaSenpai si fosse limitata a pubblicare volumi di autori italiani, anche omettendo che a pagare le bollette era “Progetto Idea di Fabrizio Francato”.

Il problema è che non “pubblicano” solo quello e la partita iva non è associata solo a quella attività.


Boy’s Touch

Rispondere a cosa sia Boy’s Touch è decisamente semplice: è MangaSenpai, o Progetto Idea che dir si voglia.

Già, hanno un nome diverso, un sito diverso e nei volumi di MangaSenpai trovavate la pubblicità di quest’altra azienda, ma sono sempre loro.

Vediamo il lato positivo: almeno Boy’s Touch riporta la partita iva a vista sul sito.

Potrebbe essere una svista, oppure una indicazione che l’intenzione è di far diventare Boy’s Touch il rivenditore/shop mentre MangaSenpai farà solo da editore.

Se quella è l’intenzione, se verrà strutturata come si deve, in realtà potrebbe anche essere una cosa positiva.

Emulare realtà come la Panini, dove esiste la Panini Comics e la Pan distribuzioni, non può che fargli bene.

Al pari di Panini Comics, MangaSenpai realizzerà i volumi. Al pari di Pan Distribuzioni, Boys Touch distribuirà i volumi realizzati da MangaSenpai (e da altri).

Scelta infelice usare la Panini per l’esempio, perché è quasi una “multinazionale” dell’editoria italiana (e sono tutte aziende separate che si fanno la contabilità a casa loro secondo le regole del loro settore), ma era l’esempio più semplice.


Al momento MangaSenpai e Boy’s Touch fingono di essere due realtà differenti, o forse potremmo dire che (come per Progetto Idea) si sono “casualmente” dimenticati di dirlo apertamente.

Chi li segue ci sarà anche arrivato, ma mettetevi nei panni della yaoista di primo pelo che fa una rapida ricerca su Google e non va oltre. O qualcuno di passaggio che si ferma al loro stand.

Non sono amiconi che condividono lo stand, è la stessa azienda nascosta dietro due facciate differenti.


I due siti

Deraglio un attimo per parlare dei due siti.

Questa parte non ha quasi nulla a che vedere con le “nefandezze” dell’editore… ho passato il mese a fare questo sito e per me ora è un tasto dolente 😅.


Nel momento in cui scrivo il sito ufficiale di MangaSenpai è: https://mangasenpai.blomming.it/; mentre il sito ufficiale di Boy’s Touch è https://bcg.storeden.com/.

Quindi abbiamo due realtà commerciali il cui sito ufficiale è un dominio di secondo livello.

Per spiegarlo in parole povere: si sono appoggiati ad altri.


MangaSenpai si appoggia a Blooming e Boy’s Touch si appoggia a Stroreden… che poi in realtà sono la stessa cosa, ma non impelaghiamoci anche in questa storia 😒.

Ciò che interessa a noi è che il sito non è “mangasenpai.it” (o similari). Inoltre, cercando su Blooming un volume MangaSenpai lo trovate senza passare da loro, un po’ come se foste su Amazon.

Non è una cosa molto professionale e il branding ne risente non poco. Oltre non vado o ci facciamo notte 😜.


Distributore o editore?

Finalmente siamo arrivati alla parte di cui volevo parlare veramente.

Per quanto possa essere sembrato superfluo ad alcuni, i paragrafi precedenti erano di vitale importanza per fare il punto della situazione.


L’unica vera differenza tra MangaSenapi e Boy’s Touch è che la seconda ha principalmente una funzione di “distributore secondario” di yaoi. Non pubblicano nulla, distribuiscono e basta.

Non so se siano un distributore ufficiale (come Pan Distribuzioni, Messaggerie, Manicomix, ecc…) o se semplicemente “rivendano” i fumetti come una normale fumetteria.

Ma come e perché vendano gli yaoi di Flashbook e J-Pop non ci interessa, perché si spera che abbiano accordi con le casa editrici in questione (o coi loro distributori).

Detto questo, da qui in poi considererò MangaSenpai e Boy’s Touch come l’unica entità che sono.

Ciò che ci interessa veramente è ciò che pubblica MangaSenpai e ciò che di sottobanco importano dall’estero.


La questione Tokyopop

Come già detto MangaSenpai pubblica autori italiani, ma di quello non parlerò. Parlerò invece di ciò di cui realizzano edizioni italiane.

Senza scendere troppo nei dettagli, soffermandoci solo sui manga (e intendo quelli che vengono dal Giappone, visto che con questo editore bisogna specificarlo): li traducono dalla versione americana.

Nel 2020, una “casa editrice” traduce manga giapponesi appoggiandosi alla controparte americana, senza avere alcun contatto con l’editore e l’edizione giapponese.

Cos’è la J-Pop di inizio carriera? 😜 E devo tirare in ballo la J-Pop perché al pari loro MangaSenpai è andata dalla (neo-rinata) Tokyopop.


L’esempio calza doppiamente a pennello perché MangaSenpai, come J-Pop, traduce anche alcune opere occidentali pubblicate dalla Tokyopop.

Per fare un esempio: Il collezionista di stelle (Sternensammler) è una miniserie tedesca realizzata da autrici tedesche e prodotta dalla divisione tedesca della Tokyopop.


Tradurre dall’inglese è più facile, perché è una lingua più conosciuta e una cultura più vicina alla nostra. Inoltre è più facile interfacciarsi con un editore americano che con uno giapponese.

Ciò non cambia il fatto che stai traducendo una traduzione e se la controparte americana sbaglia la segui a ruota. Senza contare che è un processo pericolosamente simile a quello dei mangascan.

Purtroppo c’è di peggio all’orizzonte.


Povere autrici cinesi…

Come è diventata famosa MangaSenpai? Con gli artbook della Old Xian.

Ok, c’è di mezzo anche Radiant (credo?), ma visto come è andata a finire lì e visto che l’altro imputato è Boy’s Touch concertiamoci sull’ambiente BL/yaoi 😘.

Nel catalogo MangaSenpai ho notato altre cose che mi hanno lasciato perplessa, tipo Cyrcus (un artbook made in italy realizzato col crowdfunding), ma cercherò di concentrarmi unicamente sulle opere cinesi.


Ho gli artbook della Old Xian e sono proprio stati acquistati attraverso MangaSenpai. Non ho speso un penny per averli, per cui non potete classificare tutto questo come il rant di una cliente isterica.

Grazie 😜.

Sono stati un regalo (parzialmente una “inchiappettata” allo stand, ma non è questo il luogo) ed è attraverso questo acquisto che ho avuto conferma dei miei timori.

Quindi ringraziamo l’amica che me li ha regalati.

E prendiamo atto del fatto che sono una pessima persona perché non sono stati gli artbook a spronarmi a scrivere questo articolo.

Il motivo per cui alla fine mi sono mossa è stato per Mo Dao Zu Shi.


Non sono una fan del “Grandmaster of Demonic Cultivation” (non riesco nemmeno a dire il nome inglese senza ridere), ma anche i serpenti sotto ai sassi sanno che è una delle mode del momento.

Non essendo una fan avevo bellamente ignorato il box da 45€ sold out. Poi mi hanno detto che quel box era un fake e mi è caduto quello che non ho 🤦‍♀️.

A quanto pare quel merchandise di Mo Dao è un misto di materiale semi-ufficiale forse contraffatto e cose fanmade.

Se però lo volete ancora, non temete… mamma Alibaba vi aiuterà!


Alibaba ha la soluzione

Smetto di girarci intorno: con ogni probabilità il fornitore di MangaSenpai è il venditore Alibaba Ningbo Yingtong Plastic Co., Ltd.

È tra i pochi ad avere in catalogo quel preciso box di gadget di Mo Dao (e hanno la medesima foto usata su Boys Touch) e hanno anche gli stand che fecero vedere in questa diretta.

In quella stessa diretta si sono anche lasciati sfuggire che Mirror, artbook del 2015 della Takarai Rihito (pubblicato dalla Shinshokan), gli era arrivato… dalla Cina 😒

E chi, su Alibaba, ha quel volume in catalogo? Esatto, la Ningbo!

Ovviamente la Ningbo ha in catalogo anche le altre cose della Old che Boy’s Touch/MangaSenpai vende.

Da dove vengono i prodotti MangaSenpai?
Mistero risolto, caro lettore 🕵️.


Il motivo della mia rabbia

Se per caso non capite perché mi scandalizzi tanto a vedere un “editore” rivendere albi altrui, ve lo spiego subito.

Lasciate che vi racconti una bella storiella:

C’era una volta un ipotetico autore con un ipotetico volume, sia esso romanzo, fumetto o artbook.

L’autore, secondo il contratto con la sua casa editrice, prendeva 1€ per ogni copia venduta.

Dopo aver fatto i suoi conticini la casa editrice decise che il prezzo di copertina del volume doveva essere di 10€: 1 per l’autore, 5 per i costi di distribuzione e 4 da mettere in saccoccia.

Un giorno arrivò uno straniero, MangaSenpaO, intenzionato a comprare una gran quantità di quel volume.

Lo straniero, stranamente, non contrattò e non si sconvolse quando l’editore si rifiutò di fargli uno sconto.

Così MangaSenpaO comprò i volumi per 10€ l’uno e tornò nel suo paese.

Lì, casualmente, trovò tante persone interessate a quel prodotto ed essendo uno magnanimo decise di non farci la cresta e vendette il volume a 10€ l’uno.

Cari bambini, secondo voi quanti di quei soldi sono andati all’autore?

ZERO


E potete star sicuri che nel mondo reale ci sono creste, distributori intermediari e tutto il resto… visto che non viviamo in un bellissimo utopico mondo 🤣.

A peggiorare la situazione, c’è il fatto che quasi tutto il materiale presente su Alibaba è contraffatto e nel caso di Mo Dao Zu Shi lo è sicuramente (fonte).

Non posso spingermi oltre sulla questione Alibaba/AliExpress perché questo articolo è già lunghissimo.


Nel caso di cose come “Il collezionista di stelle” MangaSenpai ha realizzato un’edizione italiana del prodotto e una piccola percentuale delle vendite (e/o del pagamento iniziale per i diritti) è andata alle autrici.

Non ho nulla contro MangaSenpai quando fa queste cose, nemmeno quando traducono opere giapponesi dall’inglese.

Non ho nulla contro MangaSenpai quando si occupa degli autori italiani, salvo che non li freghino.

Ma non posso tollerare che qualcuno che si fregia del titolo di “editore” rivenda prodotti senza licenza.


“Certo”, direte voi, “che vuoi fare con un artbook? Sono solo illustrazioni”.

In realtà gli artbook hanno interviste e altre amenità da tradurre. Inoltre esistono già testimonianze di edizioni italiane di artbook esteri (es. quelli di Kuroshitsuji della Panini).

Se non avevano voglia (o possibilità) di tradurre potevano ristampare il volume così com’era.

Potevano per lo meno diventare dei “rivenditori ufficiali” del prodotto un po’ come lo è il BEEGroup rispetto alla GoodSmile Company.

Non comprarlo su Alibaba/AliExpress dove costa poco perché non si ha la più pallida idea da dove vengano quei volumi 😒.


Per concludere

Dal canto mio, se fin dal principio avessero avuto due identità ben distinte: una votata a pubblicare fumetti italiani (MangaSenpai) e una votata a fare da rivenditore (Boy’s Touch) probabilmente non avrei detto nulla.

Certo, avere due marchi che fingono di non appartenere alla medesima azienda è un po’ “fishy“, e non sto comunque condonando la pratica di aiutare gli artisti italiani facendo la cresta su prodotti realizzati da artisti esteri 😅.

Però quello che MangaSenpai sta facendo al momento è pure peggio perché, escludendo i prodotti Tokyopop, non hanno la licenza per vendere ciò che stanno vendendo.

E, ancora peggio, stanno probabilmente vendendo materiale contraffatto comprato da fonti poco chiare.


Per quanto riguarda la Old: lo store ufficiale è solo uno, quello su Taobao.

Gli artbook sono un genere di prodotto che si presta benissimo alla contraffazione e, in questo caso, il prezzo basso non aiuta (anche usando il proxy di Taobao viene sui 10€).

Quelli in vendita su Alibaba potrebbero benissimo essere copie extra stampate (sempre dalla stessa tipografia) senza che l’autrice lo sappia.

Per cui se volete davvero aiutare la Old… comprate i volumi direttamente da lei, vi ho dato tutti i link 😜


Prendete questo articolo come vi pare. Io ho visto una cosa che puzzava, l’ho evitata, alla fine mi sono avvicinata, ho alzato il coperchio e vi ho trovato un girone dell’inferno.

La mia stramaledetta curiosità ha fatto il resto.

Ho ignorato MangaSenpai per apparentemente 6 anni e dopo aver pianto sul “Kisaragi versato” tornerò a farmi gli affaracci miei.

Peace & Love.


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